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Prefazione

"Cogli il momento, questo momento". È l'insegna, il motto di una personalità originalmente molteplice come quella di Piera Gabrieli, affermata stilista, che ha collaborato con grandi marchi, e teologa. Crea e progetta un modo di vestire "per dar forma e poesia a qualsiasi corpo". Sempre pertanto alla ricerca della bellezza, del senso dell'essere, si legge nelle sue note, così come nella moda. "Si te stesso / crea con gioia ", "Sappiate distinguervi", sono titoli di alcune poesie che fanno parte di questa sua prima raccolta. Sapendo accomunare forza etica ed estetica. "Desiderio" la sua parola chiave.
Ha voluto rilegare, dice, il suo vissuto di molteplici esperienze sia negative sia positive, in una collana di brevi interpretazioni in poesia e in prosa poetica, riflessioni intrise di spiritualità sulle condizioni dell'uomo e del suo mondo.
"Come un aratro che scava il solco preparando il terreno alla prossima semina, è un ricominciare, è un rinnovare, così è per la poesia, entra nel cuore e fonda in profondità la sua spada infliggendo sofferenza all'anima, ma quando torna in superficie è libera dalle catene dell'esistenza e felice di essere uno strumento per l'esaltazione dello spirito".
"Luce d'amor d'altri / son astratti concetti / tesori luccicanti" ("Tesoro"), e il suo disegno interiore, il suo codice di segni e sentimenti, si volgono a cercare un'armonia vista come possibile, già intravista come in un sogno. La vita fatta di memorie poetiche appare come un cammino di luce verso l'esterno. In essa la dimensione del ricordo porta a riconoscere il silenzio come rifugio, nell'insistita presenza, quasi come in un emblema, dei segni del tempo (la casa vecchia, le stagioni passate così come l'illuminazione del momento presente). Muovendo con gioioso candore e amore per la vita, alla ricerca del senso e dell'origine delle cose, tra paure e attese, i suoi sogni sono comunque vissuti con fede e amore. Le sue poesie, volutamente dimesse ma autentiche, germogliano da gesti e vita quotidiana: "la mia momentanea felicità, forse.. di una corsa in bicicletta, o delle fusa del mio gatto, o della quiete del mio giardino, o di un libro che ho letto due volte e ogni volta è uno stupore.. Ho visto tanto e poco di questo mondo... ci vorrebbe un tempo per riflettere sui sogni ..per spolverare il passato".
Con le parole che sono necessaria, non una di più, nei suoi versi si rincorrono associazioni, stati d'animo, illuminazioni ad occhi aperti: "Ed io, incredula / ancor vivo / all'ombra della memoria ("Ricordo"), e "Nello spazio abitato dal tempo / ricondurrai a casa le tue sensazioni /tremanti attese di un cammino in lacrime / ove la pace irradierà l'offuscata tua memoria ("Senza dire nulla"). È un raccontare il suo fatto di sogno e di evasione, ma anche di un incanto terrestre i cui modi di vita sono diventati un costume gentile, di civiltà. Il sogno e il mistero hanno il loro riparo nella certezza e nella bellezza del quotidiano: le voci, i ricordi, gli echi contrastanti dentro di noi. Per questo ama descrivere le lontananze, che trasuda storia, nostalgia, cose antiche (e amiche), vecchi motivi in cui sia racchiusa ogni storia ed esperienza. "magari percorrendo quella via che ha portato scrittori e poeti a rientrare in se stessi dopo un lungo naufragio tra le isole della loro anima".
Sovvengono al pensiero alcune parole scritte da Vincent Van Gogh al fratello Theo: "preferisco la malinconia che spera, che aspira e che cerca, piuttosto che quella che cupa e stagnante, dispera».
La bellezza e la forza del travaglio interiore hanno prodotto segni avvolti di tempo e di pensiero, ma l'autrice, con elegante tratteggio, ha saputo ritrarre le cose comuni nella loro sublime immobilità, fuori dal tempo. le ore ferme sui quadranti degli orologi appaiono magicamente reali, e come la poesia vivono del respiro lungo del silenzio. Ore bugiarde, ma che recano l'aria buona del passato. Come orologi divenuti incomprensibili arcani, ingranaggi forse dimenticati nel retrobottega da un orologiaio distratto, o vecchie pendole che risuonano nelle ore ferme di una casa deserta. La verità si rinviene intatta in un lungo battito sul cavo della mano, in corpi pervasi dal suono, sembrano bussole posate su mappe antiche da decifrare. La luce di un pensiero getta stupore e meraviglia dell'esistente, fruga nella polvere del tempo, gratta le macchie di ruggine, mette il dito nelle crepe, nel fluire dell'esistente. Il tempo ci afferra dalla nascita, sciupa la vita e la porta chissà dove. "Chi ascolta il fruscio del tempo—scrisse Franz Schubert — non ha fretta di arrivare". Ma pensare il tempo non significa non pensare il senso di tutto il resto: arte, sentimento, speranza, intreccio di rapporti, in una parole dell'essenza dell'uomo. La poesia è un essere dentro le cose, e nel ricordo, è il tempo che permane, inattaccabile, senza annientamento. Così oome un bel baule stracolmo di polverosi ninnoli cari alla memoria. Un senso concreto e popolare, rinomina le cose in una dimensione quotidiana eppure colma di poetica lontananza. "Le cose non stanno che a ricordare: coraggio, guardiamol", scriveva Vincenzo Cardarelli.
Tutto è retaggio di solitudini, esposto alla minaccia senza tempo della consunzione: libri, orologi, ma con il sentimento del tempo, nell'illusione di poterlo dominare, mentre tutto poggia come su una gigantesca meridiana che segna il tempo di tutti. Nella grazia dei versi limpidi di Piera Gabrieli, forse l'unico segreto per vincere il tempo, appare quel chiedersi, come Crezlaw Milosz: "cosa significa dire "Tu" alle cose, che non altro linguaggio oltre al loro essere ed esistono là dove finisce il tempo, lontano, lontano dall'odio umano e dall'amore". È un volo, questo quieto abbandono , questo farsi cullare dolcemente dal vento: "..nell'infinito orizzonte / a fianco del sole farmi accarezzare / dall'aria calda del meriggio... ("Aquila"), perché "possa trovare quiete l'anima mia.. che il mio io non mi disturbi più". La certezza della fragilità dell'esistenza, ma anche di come essa rappresenti un dono di valore inestimabile, si riveste dell' intatto retaggio di rinvenire dentro di sé il senso del perdono, della sconfitta del male e dei lacerti dubbi".
Sono riflessioni, nell'ombra della notte, ricordi, che formano l'essenza interiore di questo "inesausto ricercare "l'infinito oltre / dove le nuvole passano / e si dissolvono / senza lasciare alcuna traccia", altissimo trascorrere di cui rimane "solo il ricordo visibile / di un passaggio insolito" ("Chissà"). Il discorso poetico sì fa "prosa, dialogo, riflessione" dentro sé, strumento di scandaglio come vivendo l'emozione di un lungo viaggio dentro di sé, metro di misura di se stessa ("Ho visto tanto e poco di questo mondo"). "Imparare a destreggiare la misura dell'infinito". Una pagina bianca ancora da riempire: 'Tutto da ordinare, tutto da riflettere, tutto da contemplare". Non più naufragio tra le isole dell'anima, non più allergia al mondo. "E verrà quel giorno, in cui tutte le creature s'incontreranno... Tutti i sentieri rocciosi ed impervi verso la tanto cercata felicità / in ore colme d'insoddisfazione / resteranno in fondo all'abisso".
In questo lungo e intenso canto, vede l'amore come il sole che spinge la rosa ad aprirsi, che si apre ad emozioni, a stupori che si ripresentano, come momenti felici aggiunti, e momenti gratuiti donati. "Infinito mio stare" significa estasi che danza in silenzio, soffio, voce dello spirito, respiro estremo. E gioia, da creare e da condividere con ardore, vivendo all'ombra della memoria, trovando il tempo di "emozionare, scandire, proiettare". È canto della bellezza. Matita e gomma, schizzo e colore, e il foglio si anima con la creatività dell'artista che intravede nel desiderio del mondo la realtà dei sogni. "Il cuore è troppo pieno di gioia tanto da doverla condividere" ("Vieni e portami con te").
(Tosi Marcello)